dal 1913 al 2013 impresa e popolo italiano sempre nelle stesse condizioni

A distanza di un secolo e dopo 2 guerre mondiali il sistema politico ancora commette gli stessi errori, se non peggio… riporto un discorso, fatto dopo la I guerra mondiale da Francesco Saverio Nitti riguardo alla situazione del paese (Francesco Saverio  Nitti 1868 -1953 è stato un economista, politico, presidente del consiglio e ministro).

«Nelle gravissime condizioni nelle quali si trova l’Italia, occorre, a mio avviso, un programma di vera ricostruzione, che necessariamente sarà assai complesso, molte essendo le riforme sociali indispensabili, e specialmente riguardo ai lavoratori della terra; ma pure nei provvedimenti necessari vi è una gradazione di urgenza, ed è mio fermo convincimento che due pericoli soprattutto minacciano ora la compagine dello Stato; il discredito del Parlamento e la disastrosa condizione della finanza.
«Il prestigio del Parlamento é profondamente scosso nella pubblica opinione per l’assenza assoluta di qualsiasi attività legislativa, avendo esso abdicato ai suoi poteri che da molto tempo vengono esertati dal governo sotto forma di decreti legge. A questo sistema incostituzionale, che toglie ogni serietà al lavoro legislativo, si deve rinunciare; e non solamente si deve ridare al Parlamento il pieno esercizio del potere legislativo, il controllo effettivo sulle pubbliche spese e sull’ordinamento dei pubblici servizi; ma gli si devono dare anche nella politica estera poteri eguali a quelli che gli spettano sulla politica interna e finanziaria, modificando l’art. 5 dello Statuto, e istituendo nei due rami del Parlamento commissioni permanenti di controllo sulla politica estera.
«È necessario inoltre che cessi la facoltà nel potere esecutivo di prorogare le sessioni del Parlamento, poiché tale illimitata facoltà pone il Parlamento in condizioni di vera dipendenza del governo.
«Quanto alla condizione della finanza dello Stato, per dimostrare l’imminente pericolo che le sovrasta, basta considerare che nei dodici mesi dell’esercizio in corso si avrà un disavanzo non inferiore a 18 miliardi, il quale si copre con debiti e in parte, pur troppo, con emissione di altra carta moneta. L’ultimo grande prestito ha dato, in denaro, 7 miliardi che bastano appena a coprire il disavanzo di cinque mesi.
«Mentre dal 1860 al 1914, in cinquantaquattro anni l’Italia ha fatto appena 14 miliardi di debiti, ora in un solo anno, a guerra finita, ne fa 18. Se non fosse mancato il controllo del Parlamento, ciò non sarebbe avvenuto.
«Così si cammina a gran passi verso il fallimento se non si dà, subito, un potente colpo di arresto alle spese, e se non si procurano, senza ritardo, così forti entrate al Tesoro, da escludere in modo assoluto ogni ulteriore aumento di circolazione cartacea, aumento che necessariamente importerebbe una nuova svalutazione della moneta, e quindi un ulteriore aumento del costo della vita.
«Per procurare al Tesoro questo forte aumento di entrata due mezzi principalmente si offrono: la revisione dei contratti stipulati dallo Stato durante e dopo la guerra, allo scopo di ricuperare quanto sia stato pagato al di là di una equa misura; e la rigida applicazione della imposta sul capitale.
«Questa imposta può dare grandi risultati se si riesce a colpire tutta la ricchezza mobiliare, poiché il contributo della proprietà fondiaria, come fu determinato con decreto legge, sarà molto limitato. Ora la ricchezza mobiliare sfuggirà in molta parte all’imposta se non si disporrà, immediatamente per legge, che tutti i titoli al portatore, di qualsiasi specie, azioni, obbligazioni, cartelle fondiarie, titoli di debito pubblico, ecc., debbano essere convertiti in titoli nominativi.
«Il valore complessivo dei titoli al portatore sale ad oltre 70 miliardi, i quali sfuggono ora per la maggior parte alla tassa sulle successioni e sfuggirebbero egualmente alla imposta sul capitale, e alla imposta progressiva sul reddito.
Quei 70 miliardi sono in buona parte concentrati nelle grandi fortune, le quali dovrebbero pagare il venti, il trenta, il quaranta e fino il cinquanta per cento, e quando si trattasse di patrimoni formati da profitti di guerra dovrebbero pagare aliquote ancora maggiori; è quindi evidente quanto grande sia il contributo che può averne il Tesoro; ciò però a patto che la nominatività dei titoli renda impossibile la frode.
«Il provvedimento é necessario alla finanza, ed è imposto da un’alta considerazione morale, per imprimere nelle masse popolari la sicurezza che gli oneri fiscali sono distribuiti con giustizia, e che non vi possono sfuggire appunto le maggiori ricchezze; ed è consigliato anche da considerazioni di giustizia regionale, in quanto quei 70 miliardi di titoli si trovano per la maggior parte nell’Alta Italia, e solo in piccola parte nel Mezzogiorno.
«Una giusta ripartizione degli oneri fiscali è condizione indispensabile per ottenere che il Paese li accetti ;
«Ho fiducia che gli uomini politici i quali hanno la responsabilità del governo, in tempi così difficili, sentiranno il dovere indeclinabile di rialzare il prestigio del Parlamento, restituendogli l’esercizio dei suoi poteri, e di evitare, con radicali e immediati provvedimenti, il fallimento dello Stato che travolgerebbe in una comune rovina tutte le classi sociali.»

Fonte:  Memoriale Giolitti

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